ALIMENTAZIONE E CHEMIOTERAPIA

L’alimentazione nel malato oncologico costituisce uno degli aspetti più importanti per affrontare nelle migliori condizioni le terapie oncologiche. Le raccomandazioni nutrizionali si basano sulle linee guida del WCRF e ACS.

Durante i trattamenti di chemio e radioterapia possono comparire molteplici disturbi e/o complicanze che rendono più difficile alimentarsi e possono condurre a carenze nutrizionali (calo dell’appetito, nausea e vomito, maldigestione, stipsi o diarrea, mucositi e conseguenti difficoltà di masticazione e di deglutizione, alterazione del gusto, malassorbimento).

Gli orientamenti dietetici in fase pre/durante/post chemio-radio-terapia sono in primis finalizzati ad intervenire sull’organo intestino in quanto fulcro neuro-immuno-endocrino dell’organismo, inoltre mirano a:

1) Creare condizioni sfavorevoli alla replicazione e alla sopravvivenza delle cellule neoplastiche

2) Prevenire variazioni ponderali importanti e la perdita di massa magra durante il trattamento farmacologico

3) Migliorare/prevenire eventuali deficit micro e macro-nutrizionali

4) Migliorare la qualità di vita durante il trattamento terapeutico in termini di riduzione degli effetti collaterali sia qualitativamente che quantitativamente (disturbi gastroenterici, anemica, leucopenia, piastrinopenia ecc)

5) Aumentare la tolleranza al trattamento farmacologico

6) Massimizzare l’efficacia dei chemioterapici

7) Recuperare più velocemente energia e benessere dopo la terapia in modo da non dover rimandare le sedute programmate: condizione che potrebbe ridurre l’efficacia delle cure

8)Prevenire eventuali recidive post trattamento.


La cellula tumorale si nutre esclusivamente di GLUCOSIO, a differenza delle cellule sane che possono usare anche altri nutrienti.

In particolare ha un metabolismo ANAEROBICO-LATTACIDO, ovvero usa glucosio in assenza di ossigeno producendo acido lattico che viene eliminato dalla cellula e che si accumula nello spazio interstiziale, ovvero tra una cellula e l’altra.

L’accumulo di lattato tra cellule porta ad una riduzione del pH tessutale, ovvero ad una vera e propria ACIDEMIA (da non confondere con l’acidosi metabolica): più il pH tessutale è basso, maggiore è l’aggressività del tumore e la possibilità quindi che possa dare luogo a metastasi nel tempo.

Una corretta alimentazione dunque deve mirare in questo caso a 2 obiettivi:

1) Affamare la cellula tumorale: senza cibo la cellula non può sopravvivere.

2) Diminuire l’ACIDEMIA TESSUTALE per rallentare la progressione tumorale.


STRATEGIA EAT-STOP-EAT

Il giorno prima della terapia è importante diminuire il più possibile il “carburante” delle cellule tumorali: gli zuccheri!

In questo modo le cellule malate, che non sono appunto in grado di utilizzare nutrienti diversi dal glucosio, inizieranno “ad arrancare”, ovvero ad avere bisogno di energia.

Il giorno della terapia, sin dalla colazione è importante assumere zuccheri semplici in buona quantità, anche con il classico cornetto a colazione o biscotti o altro, purché siano cibi AD ALTO CARICO GLICEMICO.

In questo modo le cellule tumorali si comporteranno un po’ come un assetato nel deserto che vede in lontananza un’oasi: si nutriranno e si risveglieranno dopo un piccolo periodo di digiuno, ma ignare che di li a poco oltre al glucosio arriveranno anche i farmaci chemioterapici a dare loro il benservito!

Il giorno seguente la chemioterapia, è importante non nutrire eccessivamente le cellule tumorali che hanno appena ricevuto la loro dose di veleno (chemioterapici).

L’ideale sarebbe quindi fare un ulteriore giorno di digiuno terapeutico oppure cercare semplicemente di introdurre meno zuccheri e carboidrati complessi possibile, oltre a non esagerare con le quantità in generale di cibo.

Ricapitolando

24 ORE PRIMA della seduta di chemioterapia (il giorno prima): digiuno terapeutico.

Il GIORNO DELLA TERAPIA: una dieta piuttosto ricca di zuccheri.

Nelle 24 ore DOPO la terapia (il giorno dopo): di nuovo digiuno terapeutico o comunque una dieta povera di zuccheri, compatibilmente con quello che la persona si sente di mangiare, considerando anche che il giorno dopo terapia possono già comparire effetti collaterali tipici come nausea, vomito, dolori addominali, ecc.


Esempio di digiuno terapeutico

COLAZIONE: si può saltare oppure si può assumere semplicemente un estratto di verdure (es. cetrioli, sedano, carota, ecc.) + limone + 1 frutto poco zuccherino (agrumi, prugne, avocado, kiwi, mela, ecc.).

PRANZO: se hai saltato la colazione puoi assumere un estratto come quello descritto sopra, in caso contrario si può optare per un passato di verdura o un brodo vegetale (senza patate e legumi).

CENA: un passato di verdura o un brodo vegetale (senza patate e legumi).


QUANDO QUESTO PROTOCOLLO NON È INDICATO

Il protocollo STOP-EAT-STOP è sicuramente uno strumento molto valido ed efficace, ma non è sempre applicabile.

In particolare, è indicato nei casi chemioterapia classica, ovvero quella che si fa ogni 21 giorni o ogni 15 giorni, NON va invece seguito in tutti questi casi:

Quando si fa chemioterapia giornaliera o settimanale, ovvero con l’assunzione quotidiana/settimanale di farmaci chemioterapici.

Se si segue una terapia a base di farmaci “biologici”, ovvero anticorpi monoclonali o inibitori della crescita tumorale.

Se vi sono condizioni cliniche particolari come: importante sottopeso, deperimento e perdita muscolare, ascite o versamento pleurico e quando ci sono complicazioni cliniche particolari (segnalate dall’oncologo) che richiedono trattamenti nutrizionali differenti.

In caso di Glioblastoma.


Sempre parlando chemioterapia eseguita ogni 21 o ogni 15 giorni, tra una seduta terapeuta e l’altra ci sono alcune linee guida importanti da seguire, secondo quanto indicato dai più importanti enti di ricerca contro il cancro (American Cancer Society, Nutrition in cancer care (PDQ), National Cancer Institute, ecc.). Approfondiremo questo tema nel prossimo articolo.


Per maggiori informazioni

Dott.ssa Laura Mazza, Biologa Nutrizionista

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